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La prima notte d’inverno

da | Set 20, 2018 |

Un’antica leggenda narra che durante il solstizio d’inverno, in tutti i cimiteri, le anime si ritrovino per una grande festa.

Questa è la storia di quella notte.

Questa è… LA PRIMA NOTTE D’INVERNO

È ambientata in un cimitero,ma non è dark.
Parla di anime e spiriti, ma non è horror.
Si svolge tutta nella notte più lunga dell’anno, ma non è cupa.
Parla di amore, mistero, intrighi, gioia e, sostanzialmente… vita.

 

“La prima notte d’inverno”, il nuovo musical completamente targato Mouge. Un’impresa che ha visto anni di lavoro nel comporre testi, musiche e coreografie del nuovo musical. La trama di questa nuova opera musicale, si svolge appunto nel corso della prima notte che sancisce l’inizio dell’inverno, il 22 dicembre. La notte più lunga dell’anno viene celebrata nel monumentale cimitero in cui è ambientata la storia con il trapasso nell’Aldilà di una delle anime defunte e la grande festa di quelle che restano, sperando di essere scelte dal responsabile Beta l’anno a venire. Ma ecco che a scombinare i piani arriva la giovane Sarah, che al mattino era viva e felice di organizzare la serata a ballare con le amiche e ora si ritrova di punto in bianco catapultata nell’oscurità di un cimitero, invisibile agli umani, circondata da una pletora di personaggi stravaganti, defunti prima di lei. Dopo un primo attimo di comprensibile smarrimento, sottolineato da una delle canzoni più orecchiabili del musical, emergerà la sua “anima” romantica, che tesserà le trame della storia, in un continuo mescolarsi di eros e thanatos, di amore e morte che contraddistingue anche la vita dopo la vita, e che scompiglierà l’esistenza dei personaggi, ormai cinici e annoiati (è lunga l’eternità…) che popolano il cimitero. Un plauso all’orchestra che suona sul palco dal vivo per l’intera opera le musiche dirette e composte da Dario Trevisan, mentre il soggetto del musical è di Giovanna Rainato, Emanuela Guerra e Cesare Bortolotto, che ne cura la regia e che tiene per sé il ruolo dello strampalato capo delle guardie Carruba, che parla al contrario e che conclude la pièce con l’epilogo in rima come nelle commedie shakespeariane. Da segnalare le quattro ballerine-angelo alternano momenti di assoluta immobilità accanto alle lapidi (bella prova fisica) ai balletti coreografati da Giacomo Battistella.

Tratto dalla recensione di Cristina Salvato – Mattino di Padova